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Recensioni
 
             

 
 
   

Hanno detto di Aldo (they have said of Aldo):

Conosco Aldo Albano da molte, moltissime  primavere, da quando eravamo entrambi all’inizio di qualcosa, di una vita che volevamo assolutamente animata da una passione forte, bruciante. Per me fu fin da subito la fotografia abbinata alla musica. Per lui la passione per la musica c’era già. Quella per la fotografia però ha dovuto attendere qualche anno prima di poter sbocciare, tramutandosi in una sorta di seconda giovinezza. Quella di cercare il vento è una metafora cara alla nostra generazione: un vento che speravamo recasse con sé le risposte di cui si aveva tanto bisogno in quei primi anni Sessanta in cui il mondo intero, non solo l’America ferita a morte in una fredda mattina a Dallas, perdeva ancora una volta l’innocenza. Vento come simbolo di pulizia, di energia positiva, di slancio vitale, di lucidità e responsabilità. Tutte cose di cui oggi, livellati verso il basso da anomalie e anestesie di varia natura, abbiamo un bisogno totale. Cercare il vento è anche il rinnovarsi di una passione, il rifiuto di abdicare, e non riesco a immaginare un miglior passaggio di testimone da padre a figlio, come quello da Aldo a Pietro Albano. A conferma di quanto lo sport sia una  bacchetta magica da non sottovalutare. Nelle immagini di Aldo, e nelle acrobazie di Pietro, si sente un vento di libertà, di creatività senza confini. Quando una passione così (quella di Aldo per la fotografia, quella di Pietro per il windsurf) diventa ragione stessa di vita, non c’è nulla che possa fermarla. E allora il vento, tanto cercato, si finisce per acchiapparlo davvero,  con una pinna o quattro, Spock o Duck Jibe, poco importa. Miracolosamente, Aldo, la persona più entusiasta che io abbia mai conosciuto in vita mia, l’ha fatto. Cogliendo col suo obbiettivo, ma soprattutto con gli occhi e col cuore, spettacolarità e interiorità, stile e originalità, individualità e voglia di salutare confronto, di uno sport entusiasmante. Saluto dunque con grande gioia ed emozione l’iniziativa di questa sua mostra fotografica, a sancire l'avvio di una nuova vita.

Con ammirazione,
Guido Harari Fotografo 

“Da alcuni anni collaboro con il fotografo e amico Aldo, inizialmente era un gioco, successivamente si è trasformato in qualche cosa di più grande, sempre portato avanti dall'amore verso l'acqua e il vento. Questo cerca di esprimere Aldo nelle sue foto: la sua grande passione per questo sport. Immortalando nei suoi scatti non solo il windsurf nella sua tecnica realtà, fatta di una tavola e una vela governata da un rider, ma vuole anche trasmettere l'emozione e le sensazioni del surfista, la sua energia mentre cerca di domare gli elementi, i lineamenti del volto, i muscoli nel loro massimo sforzo, gli sguardi. Questa è la fotografia di Aldo. Un grazie dalla redazione di Funboard.”
Fabio Calò  (FUNBOARD - Redattore Capo)

"Passione ed amore. Passione per l'arte visiva, passione per l'aria, per l'acqua, per il gesto racchiuso in un istante di rara intensità. E amore. Amore per la famiglia, per la terra in cui tutti conviviamo, per le acque che la circondano, per i giovani e per quella parte di 'mondo bello e pulito' che ancora li circonda. Passione ed amore non possono sbagliare. E non serve essere 'degli eletti' per vivere queste immagini. Un grosso complimento ed un affettuoso saluto."
Paolo Cesari   (Windsurfitalia)

"Le foto di Aldo rispecchiano l’amore di un padre per il proprio figlio e per tutti i giovani. Aldo lavora con grande passione e grande professionalità e il suo unico fine è quello di promuovere questo bellissimo sport. E’ grazie al suo lavoro ed ai suoi obbiettivi che abbiamo potuto rivivere quasi in diretta , tutte le manifestazione di freestyle degli ultimi tre anni. L’AIWS lo ringrazia di cuore per le bellissime immagini che ci ha regalato in questi anni di lavoro, della sua collaborazione e per tutto quello che ha fatto per il nostro movimento e per i nostri ragazzi."
Il consiglio Direttivo AIWS

“Le foto di Cataldo Albano rendono palpabile l’immateriale. La trasparenza del vento si concretizza in immagini dove si percepisce il bisbigliare delle correnti, lo stormire dei mulinelli, il frusciare delle onde. Un’interpretazione inedita della natura vissuta in modo interiorizzato, dove l’abilità tecnica si coniuga a un sentimento che rimanda a una primigenia armonia degli elementi. E dove l’uomo lasca da parte ogni superbia, per ritrovare quell’olistica umiltà che dovrebbe testimoniare il nostro ruolo di custodi del creato”.
Marco Rossi (Coordinatore Nazionale Classi Windsurf e Fotografo amatore di lungo corso)

Quando ti ho conosciuto non sapevo come erano le tue doti fotografiche, sembravi il solito papà appassionato del figlio. Mi hai dato un CD con delle belle foto d'azione fatte in Puglia, al mare con l'acqua azzurra e il sole alto. Essendo un vecchio windsurfista sapevo che in condizioni del genere non è poi così difficile fare delle belle foto, ma tu mi hai dimostrato di essere capace di fare anche belle foto al Garda, con l'acqua nera e il sole in fronte. La tua grande passione, il tuo impegnio di passare ore e ore in gommone o su uno sperone in riva al lago o mare ti fa cogliere l'attimo per la foto perfetta. Questo ti caratterizza ed è il tuo punto forte.
Thomas Fauster (Atleta)

Conosco Aldo da oltre quarant’anni.. compagni di scuola e di passioni, nei favolosi anni ’60. Affascinati dalla fotografia, giravamo Taranto a caccia di scatti… armati di Fed 4 lui, ed io di una Lubitel 2 (due favolose russe). La vita ci ha poi messo su rotte e città differenti, mantenendo però vive le comuni esperienze di Foto-videomaker.  Fortemente legato al suo mare.. Aldo conduce da tempo questa ricerca del vento.. che muove l’onda e le vele.. ed oggi, lasciato il lavoro alle spalle,  raccoglie finalmente i meritati frutti di tanta passione. Una passione che ci accomuna e che ci fa puntualmente ritrovare.. come sui banchi di scuola di un tempo! Sergio Malfatti  (Fotografo Freelance)


 

           

 
       

LA MAGIA DEL WINDSURF
NELLA MOSTRA DI CATALDO ALBANO

Il connubio tra arte e sport è una chicca nel nostro paese, dove i compartimenti stagni delle tradizioni corporative rendono difficile un fecondo scambio tra mondi che solo all’apparenza non possiedono convergenze. D’altronde quando parliamo di freestyle e wave abbiamo coniato l’espressione “windsurf artistico”, a riprova che la creatività non sia così estranea alla tavola a vela.
In quest’ottica la mostra multimediale di Cataldo Albano ospitata sino a domenica prossima al Circolo Ufficiali di Castelvecchio a Verona, rappresenta una perla, offrendo al nostro sport contestualmente un palcoscenico prestigioso, un focus di attrazione per persone che poco masticano di windsurf e la dimostrazione di come un’abile regia sappia far rivivere a un pubblico generalista emozioni che le parole scritte in genere rattrappiscono tra la gergalità della tecnica e i doveri della cronaca.
“Sul castello di Verona soffia il vento tutto il giorno”, potremmo parafrasare l’inizio della carducciana leggenda di Teodorico, e mai versi sarebbero più adeguati per descrivere i contenuti di un’esposizione lontana anni luce dalla teoria di immagini affisse a pannelli che troppo spesso rendono tediose le mostre di fotografia. Già il preludio suona come lo squillo di una fanfara: un telone esposto sotto i merli e una galleria di ingresso guidano verso il vestibolo dove il mobilio ottocentesco di un prestigioso e aristocratico ritrovo è fatalmente incorniciato da due vele da windsurf. Non solo il contrasto tra l’epoca dei nostri nonni e bisnonni e la modernità, non solo il dialogo tra la staticità di un club e il dinamismo del vento, ma anche e soprattutto un uso nuovo della location, per una volta popolata non solo da gentiluomini in divisa e dai loro amici e familiari, ma praticata da una crew in cui si mescolano windsurfisti e breakdance, graffitari e danza contemporanea, fotografi e studenti di ogni età, frammenti con storie diverse, tutti uniti dalla passione per il vento. E curiosi di assaporare come sia possibile innalzare a livello artistico la magia di un elemento naturale e di uno sport ecologico nella sua quintessenza.


La prima sala già costituisce un paradigma dei contenuti della mostra. Uno schermo televisivo trasmette a ciclo continuo episodi ricavati dalle molteplici frequentazioni del nostro artista, sia corredati da foto in dissolvenza che da filmati. Il visitatore percorre poi un lungo corridoio dove sulle pareti fanno bella mostra di sé spettacolari scatti, mentre il soffitto a cornicioni è forgiato con un controsoffitto costituito da vele da windsurf che, poste a diversa altezza, ricordano il ritmico fluire delle onde. La stanza che precede l’uscita all’aperto è un po’ il fulcro del discorso: due schermi presentano immagini catturate sul Garda, in Sardegna, in Puglia, visibili comodamente seduti su poltrone e divani in stile belle époque, mentre sulle pareti una finta tappezzeria ripercorre i moduli di quella originale. Con la differenza che, anziché gli stemmi degli Scaligeri e l’aquila imperiale, troviamo una fotocamera e una vela da windsurf incorniciata da una corona di alloro. All’aperto, dove un’insolita visuale dell’ansa dell’Adige (verde il grande Adige va….) colta alla base dello storico ponte stimola i nostri sogni, una terrazza ospita due grandi tele in puro stile hip-hop, realizzate nel tardo pomeriggio di venerdì 2 ottobre, giornata in cui si è avuta una sorta di vernissage ufficiale. Serata dove non poteva mancare un piatto di risotto accompagnato da un bicchiere di rosso primitivo di Manduria, a onorare la terra di origine di Cataldo Albano.

Una mostra davvero insolita nel panorama artistico italiano che merita di essere visitata - o meglio si dovrebbe dire assaporata - e magari riproposta in altre città italiane (Palermo? Marsala? Civitavecchia? Cagliari? Palau?)  dove il windsurf già gode di una certa considerazione.
Non è questa la sede per esprimere un giudizio critico, ma ritengo che sia comunque utile riproporre a un palcoscenico più ampio i sintetici contenuti del mio intervento sul catalogo.
“Le foto di Cataldo Albano rendono palpabile l’immateriale. La trasparenza del vento si concretizza in immagini dove si percepisce il bisbigliare delle correnti, lo stormire dei mulinelli, il frusciare delle onde. Un’interpretazione inedita della natura vissuta in modo interiorizzato, dove l’abilità tecnica si coniuga a un sentimento che rimanda a una primigenia armonia degli elementi.  E dove l’uomo lascia da parte ogni superbia, per ritrovare quell’olistica umiltà che dovrebbe testimoniare il nostro ruolo di custodi del creato”.

Un cordiale saluto.

Marco Rossi (CNW FLASHNEWS n. 1925)